aggiornando le sensazioni…
la ragazza rivoluzione l’ho incontrata: la sensazione di irripetibilità era giusta. è di nuovo col suo lui; forse si sposeranno. niente bagno.
il 28 è arrivato: non ho bevuto solo e nudo.
il desiderio della mia unica stella cadente si è avverato: poca roba, riconoscimenti intellettuali, porcate del genere.
ero-pornografico
vivere è pornografico
morire è pornografico
nascere, no. nascere è erotico
1997-2001

è successo tutto al tempo dei blog – sì, mi sono assentato troppo a lungo.
me ne rendo conto navigando per link, scoprendo scheletri di narrazioni compiacenti:
è tutto un saluto i miei lettori; questo blog chiude; cambio casa ecc.
ai miei tempi, quando ero giovane, quando si faceva Forumismo – e c’erano Lupo solitario, Valentino Pupetta, Vercingetoringe, ognuno con le sue infinite armate di cloni (io ero Tizio e Caio, e altri che non ricordo);
quando nessuno aveva un nome.cognome;
si andava via sbattendo la porta, mandando a ‘fanculo tutti, amministratori e gestori, utenti.
Fiammate si chiamavano; flames.
Andate a fanculo tutti, tu, tu e tu. E anche tu.
Così si diceva. E si schieravano le proprie armate; amici e fantasmi.
(tutto finiva, si rientrava, finiva lì)
Come quella puntata dei Simpson, che Homer e Burns rimangono chiusi in una baita sotto la neve (‘fanculo le regole: oggi si cita a oltranza; puro pop);
e impazziscono, si spogliano e vestono due pupazzi di neve; litigano, follemente; si scagliano contro i loro eserciti involontari e immaginifici.
Burns ha pupazzi di neve tedeschi prima guerra mondiale elmo a punta.
Homer i grandi della storia.
Era così: ognuno muoveva i suoi cavalli, le sue pedine. ci-si-schierava: con l’uno o con l’altro; nessuno si sentiva in diritto di non farlo.
senza far male a nessuno, senza i leiNonSaChiSonoIo – giornalista, scrittore, ciacione – colpiti e affondati.
si leggeva, eccome se si leggeva. si applaudiva, spesso.
si raccontava.
ci si raccontava.
badi-muvin-badi-muvin
odio i libri dalle forme strane
Body movin’, body movin’
A-1 sound, sound so soothing
Body movin’, body movin’
We be getting down and you know we’re crush groovin’.
punto 28: un americano è semplicemente un negroni senza gin
c’è un’etica delle parole.
se sai che io non dormo, la notte, perché tu e solo tu hai un potere, che ti è concesso da ignoti fattori spazio-temporali (hai presente la teoria della Relatività ristretta?);
se – sì – io una sera ho urlato e ho detto che in quel posto non ci vado perché è tutta una finzione; se tu eri lì, di fronte a me, e lo stavo dicendo a te, proprio.
Ecco, io credo, che non sia proprio il caso di parlare di tramonti. come non sarebbe il caso di parlare di stelle e di mare, di barche sperse al largo, di sera, di vino bianco secco ghiacciato.
davvero: non lo fare, mai più.
è lineare (anche se curvo oltre gli spazi euclidei); tu non mi vuoi :_: io ti voglio :_: che si faccia finta di niente :_: non parlarmi di tramonti, non chiedermi di conservartene uno.
dei miei tramonti farò l’uso migliore: seduto dove sai tu – ché te l’ho detto e ti c’ho portato, quella volta che m’hai detto di no – a bere americano, che è – semplicemente – un negroni con la soda al posto del gin.
1979. io sono in vendita
Se sei giù perché ti ha lasciato
Se per lei sei un uomo sbagliato
Se non sei mai stato un artista…
O non sai cos’è una conquista
Se per lei sei stato un amico
Se non hai lo sguardo da fico
Se non vuoi restare da solo
Vieni qui e fatti un regalo.
Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via
Felicità
è una canzone pazza che cantare mi va
Una musica che prende e che ballare mi fa
Se non sai da un film a colori
Portar via le frasi agli attori
Se per te il sabato sera
Non c’è mai una donna sicura
Se non hai sulla tua rubrica
Una che sia più di un’amica
Se non sai andare lontano
Dove non ti porta la mano
Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via
Felicità
E’ una canzone pazza che cantare mi va
Una musica che prende e che ballare mi fa
Felicità
è una canzone pazza che cantare mi va
Una musica che prende e che ballare mi fa…
2000. cos’è questo fracasso?
[la lettura è venuta prima della scrittura. l'ascolto è venuto prima dell'annuncio]
[incollate frantumi di frasi, accartocciate testi, appallottolate fotocopie, origamizzate manifesti, rimescolate natri di videocassette, sostituite colonne sonore, impastate i discorsi altrui. Il linguaggio è sempre di qualcun altro, noi non lo scriviamo, lo riscriviamo]
[altro che esprimersi, essere fedele alla propria ispirazione, imprimere l'io in uno stile: questi sono gli obiettivi miserelli di chi non si è mai stupefatto a sufficienza dell'originalità delle parole]
[ruba, copia, trascrivi, perché ogni volta che apri bocca stai plagiando il linguaggio.
Di originale c'è solo il silenzio]
leggo, copio, rubo, trascrivo: stupito di aver pensato le stesse, dopo, ma anche prima di aver letto, ché il tempo – narrativo e non – è ‘n’altra stronzata.
rivoluzione è fanciulla
rivoluzione l’ho sentita una sola volta in vita mia – sul serio, dico, pronunciata da un essere umano che mi stava di fronte.
una ragazza, è questa è tutt’un altra storia, perché eravamo in una di quelle notti che sembra che un enorme phon sia in funzione ininterrotto.
(cerco di non usare la parola festa) un luogo prospicente il mare dove la gran parte della gente beve, si finge tutti di divertirsi: io che lei non la conosco ma le ho appena sentito dire la parola di cui sopra (non festa: ri-vo-lu-zio-ne!) e in un senso reale, e irreale insieme, che sembra che siamo nel 77;
insomma, io mi siedo vicino e si beve cose col ghiaccio e coll’alcol. le dico che fa caldo, vorrei fare il bagno, giù in spiaggia – che poi son rocce.
e lei, sì, dice, sì, anche se ho il reggiseno, ma tanto me lo tolgo.
- e non sto inventando nulla, il peggio deve arrivare -
la ragazza rivoluzione e me siamo seduti su ’sta roccia e io l’assecondo in tutto: dico solo certo oppure ma certo – embe’, come no. faccio un solo errore: accendo la terza sigaretta, uso l’accendino – brutto, nero piccolo, da due lire.
e sento una voce: ah, dice la voce, siete qui, dice la voce; meno male che ho visto il bagliore.
che è quella con cui è venuta, è la macchina che la riporta da dov’è venuta.
la ragazza rivoluzione mi guarda, ma in realtà mi parla e dice: è andata, qua niente bagno nudi, niente di niente.
l’accompagnatrice si siede su un altro scoglio, guarda l’orrizzonte scuro, il mare infinito.
e dice proprio così. cioè torna da noi e dice che l’è preso male, a guardare il mare, tutto nero. che vuole tornare a casa.
io non ho ancora finito la fottuta sigaretta. le vedo andare via. la rivoluzione e il mare tutto nero che ti prende male.
non faccio nulla, non dico. nulla.
son fatto così. mi devo fottere in culo, dannazione.
connettivista, 2004, manifesto
7. Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, quelli sospesi tra l’illusione del mondo virtuale e l’inganno del mondo reale. Scorriamo i sentieri eterei della rete, navighiamo nell’oceano dell’informazione, siamo impulsi di adrenalina nei cavi che cablano la realtà. Siamo lupi siderali alla deriva sulle correnti ioniche del vento solare, ombre che cantano alla notte per ascoltare l’eco delle voci risuonare in lontananza. Immersi nel flusso ininterrotto dell’informazione, ci lasciamo guidare da spettri e percorriamo le immense distese silenziose di periferie entropiche adagiate nel crepuscolo dei sensi. Siamo quelli che sostano all’ombra degli alberi, in ascolto del loro respiro avvolgente. E quando dormiamo, esploriamo le Terre del Sogno.
8. Non abbiamo nomi. Il nostro vero nome è un sussurro nel buio, un rumore nascosto nella radiazione di fondo dell’universo, un segnale immerso nel rumore bianco della materia. Il nostro nome vaga libero nella notte.
disimpararsi. forse
che la questione, è – voglio dire – non conoscere. non più.
disconoscere; disconoscersi, soprattutto.
disimpararsi. forse.