punto 28
ci sono anche i numeri, 28 per esempio.
è che il 28 luglio succede tutto: lei parte – per sempre? – l’altra torna e ancora non so che pensa di me, se sono il suo uomo perfetto o un imbecille – sempre perfetto.
mi dicono (sarò detto, insomma) se entrerò a far parte di quella cosa, che è ‘na vita che vorrei.
vado via per 7 giorni: meglio, resto. ma dal 28 ho un intero palazzo, tutto mio.
se fare una festa, di quelle che stai prima a un piano, poi a un altro e t’incontri per le scale; oppure aprire il gas – tutti i gas, insieme – e far im-plodere tutto.
il 28
decido – mi decide
ma che colpa abbiamo noi: ri-conoscersi (essere r.)
pensavo:
non mi travesto e per questo non mi ri-conoscono.
che poi uno pensa l’esatto contrario, di solito.
ma prendi me: voto quella merda di Rifondazione, ma non ho i capelli rasta, l’estate mi metto le francescane (sì, ciabatte, sì cazzo);
che poi non è colpa mia se ho fame, non è colpa mia se – oltre alle francescane – mi metto un bermuda rosso coi tasconi e una maglietta bianca; e non è colpa del pizzaiolo se gli chiedo un trancio, se mi dice:
- guarda che le pizze qua le faccio io.
vvvuuuuffffff – sarebbe il rumore del vento
spero se le porti via il vento, tutte le nostre parole.
se guardo solo il metro quadro che mi contiene
ecco, allora: c’è lui, in un ascensore panoramico, che guarda in basso, verso i piedi. E si accorge di un capello – mentre se li accarezza – che cade.
Pensa: voglio lasciare un’impronta.
le parole: magra, fantasia, extraterrestre
Allora: dovrei scrivere di questa ragazza, che ho appena incontrato; solo perché magra, ma magra sul serio, davvero, con le vene che si vedono – e poi bianca, malata. E mi ha sempre attratto la disarmonia, e la sua sono due tette enormi, fuori luogo, che è magra e bianca, perché a mare non ci va, per questa sua armonia disarmonica.
E invece ho sempre in mente il Progetto primario: e penso (‘fanculo alle disarmonie, e ‘fanculo al fatto che mi piacciono; ‘fanculo anche alla parola tette), penso che abbiamo del tutto sprecato la Fantasia, che non esiste. Come Umanità l’abbiamo sprecata, narrando di uomini che viaggiano per il cosmo, incontrando il Mito greco, a fare le solite vecchie cose; favole favole e favole, mondi extraterrestri identici, del tutto, al mondo terrestre; regni, amori, famiglia e cheduepalle.
Non è possibile scrivere altro, non ci sono più libri, più parole.
Sono finite. Tette.
che poi dimentico di scrivere
Per quanti sono l’amico interessante di o il tizio odioso che; persino quello che c’ho parlato una volta sola e ha detto solo io vado a pisciare?
Quante cose mi hanno sfiorato, quante volte sono stato quello che sì, ma, è che mi ha detto lei che, quanti di voi non mi si sono avvicinati, chessò io, una sera nel posto che sto sempre lì, per chiedermelo, se lo sono davvero, il tizio odioso che o se so dire solo io vado a pisciare?
E già che, alla fine, è un paesello, basta dire ciao e chiedere se la vita è davvero questa, così come la vediamo; o, più semplicemente, pretendere di parlarne, di ogni qualsiasi.
Che non avrò sempre il sorriso da ebete in faccia, ma a volte, sì, ce l’ho davvero ed è un dato di fatto, ché sto pensando a una cosa strana, da segnare s’un foglietto, per non dimenticarla – e che poi dimentico di scrivere, tipo che l’amore non esiste, non nel mio dialetto, almeno.
2007
In dialetto – almeno nel mio dialetto – non esiste la parola amore. Qualcosa di simile a ‘voler bene’. ‘Volere’ nel caso di innamorarsi: affetto e desiderio, passione.
Ma nessun amore.
1967
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Alle sette di mattina prende il tram per la città Bertolotti Andrea, da Vizzolo Predabissi fattorino di fiducia dell’impresa Poco e Fissi |
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E sua madre che è orgogliosa di siffatta posizion Bertolotti Andrea, da Vizzolo Predabissi |
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E Giustina la morosa dice in fabbrica che se Bertolotti Andrea, da Vizzolo Predabissi |
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L’altro giorno il direttore dopo ufficio l’ha incontrato Bertolotti Andrea, da Vizzolo Predabissi |
