ultima puntata – cambio stile, fottuto anno bisestile
siamo all’ultima puntata credo.
ho smesso, di fare cazzate, di mischiarmi cercando perché.
a breve, un riconoscimento – ufficiale. vedrò di farne buon uso.
ma cambo vita, credo.
credo…
le ho scritto un messaggio, ho scelto (e questo lo so).
le ho scritto
Avevo paura; non ero pronto; dovevo vedere, capire. Adesso lo so, ho deciso, scelto. Adesso sono pronto! Da oggi ti aspetto
senza fretta, aggiungo. senza ansia.
aggiornando le sensazioni…
la ragazza rivoluzione l’ho incontrata: la sensazione di irripetibilità era giusta. è di nuovo col suo lui; forse si sposeranno. niente bagno.
il 28 è arrivato: non ho bevuto solo e nudo.
il desiderio della mia unica stella cadente si è avverato: poca roba, riconoscimenti intellettuali, porcate del genere.
ero-pornografico
vivere è pornografico
morire è pornografico
nascere, no. nascere è erotico
badi-muvin-badi-muvin
odio i libri dalle forme strane
Body movin’, body movin’
A-1 sound, sound so soothing
Body movin’, body movin’
We be getting down and you know we’re crush groovin’.
punto 28: un americano è semplicemente un negroni senza gin
c’è un’etica delle parole.
se sai che io non dormo, la notte, perché tu e solo tu hai un potere, che ti è concesso da ignoti fattori spazio-temporali (hai presente la teoria della Relatività ristretta?);
se – sì – io una sera ho urlato e ho detto che in quel posto non ci vado perché è tutta una finzione; se tu eri lì, di fronte a me, e lo stavo dicendo a te, proprio.
Ecco, io credo, che non sia proprio il caso di parlare di tramonti. come non sarebbe il caso di parlare di stelle e di mare, di barche sperse al largo, di sera, di vino bianco secco ghiacciato.
davvero: non lo fare, mai più.
è lineare (anche se curvo oltre gli spazi euclidei); tu non mi vuoi :_: io ti voglio :_: che si faccia finta di niente :_: non parlarmi di tramonti, non chiedermi di conservartene uno.
dei miei tramonti farò l’uso migliore: seduto dove sai tu – ché te l’ho detto e ti c’ho portato, quella volta che m’hai detto di no – a bere americano, che è – semplicemente – un negroni con la soda al posto del gin.
1979. io sono in vendita
Se sei giù perché ti ha lasciato
Se per lei sei un uomo sbagliato
Se non sei mai stato un artista…
O non sai cos’è una conquista
Se per lei sei stato un amico
Se non hai lo sguardo da fico
Se non vuoi restare da solo
Vieni qui e fatti un regalo.
Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via
Felicità
è una canzone pazza che cantare mi va
Una musica che prende e che ballare mi fa
Se non sai da un film a colori
Portar via le frasi agli attori
Se per te il sabato sera
Non c’è mai una donna sicura
Se non hai sulla tua rubrica
Una che sia più di un’amica
Se non sai andare lontano
Dove non ti porta la mano
Comprami,
Io sono in vendita
E non mi credere irraggiungibile
Ma un po’ d’amore, un attimo,
Un uomo semplice
Una parola, un gesto, una poesia,
Mi basta per venir via
Felicità
E’ una canzone pazza che cantare mi va
Una musica che prende e che ballare mi fa
Felicità
è una canzone pazza che cantare mi va
Una musica che prende e che ballare mi fa…
rivoluzione è fanciulla
rivoluzione l’ho sentita una sola volta in vita mia – sul serio, dico, pronunciata da un essere umano che mi stava di fronte.
una ragazza, è questa è tutt’un altra storia, perché eravamo in una di quelle notti che sembra che un enorme phon sia in funzione ininterrotto.
(cerco di non usare la parola festa) un luogo prospicente il mare dove la gran parte della gente beve, si finge tutti di divertirsi: io che lei non la conosco ma le ho appena sentito dire la parola di cui sopra (non festa: ri-vo-lu-zio-ne!) e in un senso reale, e irreale insieme, che sembra che siamo nel 77;
insomma, io mi siedo vicino e si beve cose col ghiaccio e coll’alcol. le dico che fa caldo, vorrei fare il bagno, giù in spiaggia – che poi son rocce.
e lei, sì, dice, sì, anche se ho il reggiseno, ma tanto me lo tolgo.
- e non sto inventando nulla, il peggio deve arrivare -
la ragazza rivoluzione e me siamo seduti su ’sta roccia e io l’assecondo in tutto: dico solo certo oppure ma certo – embe’, come no. faccio un solo errore: accendo la terza sigaretta, uso l’accendino – brutto, nero piccolo, da due lire.
e sento una voce: ah, dice la voce, siete qui, dice la voce; meno male che ho visto il bagliore.
che è quella con cui è venuta, è la macchina che la riporta da dov’è venuta.
la ragazza rivoluzione mi guarda, ma in realtà mi parla e dice: è andata, qua niente bagno nudi, niente di niente.
l’accompagnatrice si siede su un altro scoglio, guarda l’orrizzonte scuro, il mare infinito.
e dice proprio così. cioè torna da noi e dice che l’è preso male, a guardare il mare, tutto nero. che vuole tornare a casa.
io non ho ancora finito la fottuta sigaretta. le vedo andare via. la rivoluzione e il mare tutto nero che ti prende male.
non faccio nulla, non dico. nulla.
son fatto così. mi devo fottere in culo, dannazione.
voi vuoi
sono come tu mi vuoi
come tu mi vuoi
come tu mi vuoi
come tu mi vuoi
vuoi
vuoi
vuoi
una stella che cade fra rami d’ulivo, non richiesta
ieri, notte. ho visto una stella cadente, grande-grossa.
non che lo volessi: semplicemente guardando le stelle tra i rami di ulivo; pensando che non se può narrare la bellezza – ché davvero non si può, de-scrivere le stelle tutte luminose, il buio del campo, le foglie dell’ulivo.
e potevo esprimere un desiderio. magari uno vero, chessò? restare giovane per sempre – i giovani son tutti felici, o dannati (e dunque sempre felici).
o, almeno, chiedere dell’acqua fredda, dal mio rubinetto.
sì, ma ci sono, come sempre, delle regole: il desiderata dev’essere immediato, senza esitazioni, non si può pensare, congegnare.
la prima cosa che ti viene in mente.
così, l’ho sprecato.
apro
già lo so: come andrà.
solo, nudo, ballo. una musica italiana anni sessanta.
una bottiglia di rum in mano, bevo alla canna.
la pazzia che bussa, piano alla porta.
io che non apro. non apro. non apro.
apro