rivoluzione è fanciulla

rivoluzione l’ho sentita una sola volta in vita mia – sul serio, dico, pronunciata da un essere umano che mi stava di fronte.

una ragazza, è questa è tutt’un altra storia, perché eravamo in una di quelle notti che sembra che un enorme phon sia in funzione ininterrotto.
(cerco di non usare la parola festa) un luogo prospicente il mare dove la gran parte della gente beve, si finge tutti di divertirsi: io che lei non la conosco ma le ho appena sentito dire la parola di cui sopra (non festa: ri-vo-lu-zio-ne!) e in un senso reale, e irreale insieme, che sembra che siamo nel 77;
insomma, io mi siedo vicino e si beve cose col ghiaccio e coll’alcol. le dico che fa caldo, vorrei fare il bagno, giù in spiaggia – che poi son rocce.
e lei, sì, dice, sì, anche se ho il reggiseno, ma tanto me lo tolgo.
- e non sto inventando nulla, il peggio deve arrivare -

la ragazza rivoluzione e me siamo seduti su ’sta roccia e io l’assecondo in tutto: dico solo certo oppure ma certo – embe’, come no. faccio un solo errore: accendo la terza sigaretta, uso l’accendino – brutto, nero piccolo, da due lire.

e sento una voce: ah, dice la voce, siete qui, dice la voce; meno male che ho visto il bagliore.
che è quella con cui è venuta, è la macchina che la riporta da dov’è venuta.
la ragazza rivoluzione mi guarda, ma in realtà mi parla e dice: è andata, qua niente bagno nudi, niente di niente.
l’accompagnatrice si siede su un altro scoglio, guarda l’orrizzonte scuro, il mare infinito.
e dice proprio così. cioè torna da noi e dice che l’è preso male, a guardare il mare, tutto nero. che vuole tornare a casa.
io non ho ancora finito la fottuta sigaretta. le vedo andare via. la rivoluzione e il mare tutto nero che ti prende male.
non faccio nulla, non dico. nulla.

son fatto così. mi devo fottere in culo, dannazione.

Agosto 2, 2007. Nefandezze. 1 commento.

connettivista, 2004, manifesto

7. Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, quelli sospesi tra l’illusione del mondo virtuale e l’inganno del mondo reale. Scorriamo i sentieri eterei della rete, navighiamo nell’oceano dell’informazione, siamo impulsi di adrenalina nei cavi che cablano la realtà. Siamo lupi siderali alla deriva sulle correnti ioniche del vento solare, ombre che cantano alla notte per ascoltare l’eco delle voci risuonare in lontananza. Immersi nel flusso ininterrotto dell’informazione, ci lasciamo guidare da spettri e percorriamo le immense distese silenziose di periferie entropiche adagiate nel crepuscolo dei sensi. Siamo quelli che sostano all’ombra degli alberi, in ascolto del loro respiro avvolgente. E quando dormiamo, esploriamo le Terre del Sogno.

8. Non abbiamo nomi. Il nostro vero nome è un sussurro nel buio, un rumore nascosto nella radiazione di fondo dell’universo, un segnale immerso nel rumore bianco della materia. Il nostro nome vaga libero nella notte.

Agosto 1, 2007. Progetto Primario. Lascia un commento.

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