punto 28: un americano è semplicemente un negroni senza gin
c’è un’etica delle parole.
se sai che io non dormo, la notte, perché tu e solo tu hai un potere, che ti è concesso da ignoti fattori spazio-temporali (hai presente la teoria della Relatività ristretta?);
se – sì – io una sera ho urlato e ho detto che in quel posto non ci vado perché è tutta una finzione; se tu eri lì, di fronte a me, e lo stavo dicendo a te, proprio.
Ecco, io credo, che non sia proprio il caso di parlare di tramonti. come non sarebbe il caso di parlare di stelle e di mare, di barche sperse al largo, di sera, di vino bianco secco ghiacciato.
davvero: non lo fare, mai più.
è lineare (anche se curvo oltre gli spazi euclidei); tu non mi vuoi :_: io ti voglio :_: che si faccia finta di niente :_: non parlarmi di tramonti, non chiedermi di conservartene uno.
dei miei tramonti farò l’uso migliore: seduto dove sai tu – ché te l’ho detto e ti c’ho portato, quella volta che m’hai detto di no – a bere americano, che è – semplicemente – un negroni con la soda al posto del gin.