le parole: magra, fantasia, extraterrestre
Allora: dovrei scrivere di questa ragazza, che ho appena incontrato; solo perché magra, ma magra sul serio, davvero, con le vene che si vedono – e poi bianca, malata. E mi ha sempre attratto la disarmonia, e la sua sono due tette enormi, fuori luogo, che è magra e bianca, perché a mare non ci va, per questa sua armonia disarmonica.
E invece ho sempre in mente il Progetto primario: e penso (‘fanculo alle disarmonie, e ‘fanculo al fatto che mi piacciono; ‘fanculo anche alla parola tette), penso che abbiamo del tutto sprecato la Fantasia, che non esiste. Come Umanità l’abbiamo sprecata, narrando di uomini che viaggiano per il cosmo, incontrando il Mito greco, a fare le solite vecchie cose; favole favole e favole, mondi extraterrestri identici, del tutto, al mondo terrestre; regni, amori, famiglia e cheduepalle.
Non è possibile scrivere altro, non ci sono più libri, più parole.
Sono finite. Tette.
Di cosa stiamo parlando
Che le parole non sono di nessuno; e anche una successione di parole non ha appartenenza. Non esiste plagio, non esiste originalità.
Ricordo la tua frase e mi dimentico di te: tu non esisti più ma resta ciò che hai detto, che non è neppure tuo, ma sempre di tutti.
Persino gli errori, son sempre gli stessi.
Punto tredicesimo
Di nuovo, torno al Progetto primario. Sul farsi i pompini a vicenda, insomma.
Ora, io sono (sfortunatamente) eterosessuale. Metti una v su di me, una parola, 13 lettere – ovvero (13): veterosessuale.
Quindi reclamo il diritto di godere di quanto sopra, senza dover ricambiare o anticipare.
Sto qui, aspetto senza pretese: sbottonato, abbottonato – non cambia molto, no?
Diciamo che ho una zip. O un pulsante, un meccanismo a scatto; una tuta aderente, legata in vita, con un nodo scorsoio: tiro il filo e scende.
Sì, va bene, una tenda, veneziana.
che poi dimentico di scrivere
Per quanti sono l’amico interessante di o il tizio odioso che; persino quello che c’ho parlato una volta sola e ha detto solo io vado a pisciare?
Quante cose mi hanno sfiorato, quante volte sono stato quello che sì, ma, è che mi ha detto lei che, quanti di voi non mi si sono avvicinati, chessò io, una sera nel posto che sto sempre lì, per chiedermelo, se lo sono davvero, il tizio odioso che o se so dire solo io vado a pisciare?
E già che, alla fine, è un paesello, basta dire ciao e chiedere se la vita è davvero questa, così come la vediamo; o, più semplicemente, pretendere di parlarne, di ogni qualsiasi.
Che non avrò sempre il sorriso da ebete in faccia, ma a volte, sì, ce l’ho davvero ed è un dato di fatto, ché sto pensando a una cosa strana, da segnare s’un foglietto, per non dimenticarla – e che poi dimentico di scrivere, tipo che l’amore non esiste, non nel mio dialetto, almeno.
2007
In dialetto – almeno nel mio dialetto – non esiste la parola amore. Qualcosa di simile a ‘voler bene’. ‘Volere’ nel caso di innamorarsi: affetto e desiderio, passione.
Ma nessun amore.
1967
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Alle sette di mattina prende il tram per la città Bertolotti Andrea, da Vizzolo Predabissi fattorino di fiducia dell’impresa Poco e Fissi |
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E sua madre che è orgogliosa di siffatta posizion Bertolotti Andrea, da Vizzolo Predabissi |
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E Giustina la morosa dice in fabbrica che se Bertolotti Andrea, da Vizzolo Predabissi |
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L’altro giorno il direttore dopo ufficio l’ha incontrato Bertolotti Andrea, da Vizzolo Predabissi |
anticitato
Nessuna citazione; appropriarsi delle parole.
No-nomarsi
Ordunque, tutto potrebbe essere chiaro. Potrebbe essere l’ora di un’idea, di anti nomarsi; no-nomarsi, 9°marsi lo scriverei.

